Linda - Linguistica per la Didattica e l'Apprendimento

Documenti teorici

In questa sezione verranno aggiunti testi originali e riferimenti a corredo delle attività, scenari, e pratiche proposte da Linda. I materiali che popoleranno questa pagina permetteranno di contestualizzare le proposte didattiche e mostrare da quali ricerche scientifiche prendono le mosse.

Perché la linguistica?

"Every reading of the word is preceded by a reading of the world. Starting from the reading of the world that the reader brings to literacy programs (a social- and class-determined reading), the reading of the word sends the reader back to the previous reading of the world, which is, in fact, a rereading."

Paulo Freire, Pedagogy of the City (1993, traduzione di D. Macedo)

La linguistica è lo studio scientifico (e quindi empirico e replicabile) del linguaggio naturale, e ci permette di studiare la lingua intesa non solo come strumento di comunicazione, quanto come espressione più ampia di una società e delle sue complesse dinamiche. Composta da diverse sottodiscipline o branche, la linguistica offre dei validi strumenti per affrontare la didattica delle lingue - e non solo.

La linguistica cognitiva spiega - tra le tante cose di cui si occupa - i meccanismi attraverso i quali noi esseri umani apprendiamo il linguaggio (le parole, la sintassi, gli usi, i significati, etc…). Alla base di questo apprendimento c’è un fenomeno chiamato entrenchment, che può essere descritto in breve come

"la continua riorganizzazione e adattamento del sapere comunicativo. L’entrenchment assume che le nostre conoscenze linguistiche siano costantemente aggiornate e riorganizzate attraverso le interazioni sociali. Questo è parte di un più ampio processo di riorganizzazione cognitiva - che prosegue nel corso di tutta la vita - e la cui qualità e traiettoria è condizionata dall’esposizione e dall’uso della lingua, e dall’utilizzo di abilità cognitivo per l’elaborazione del linguaggio" (trad. di Schmid 2017)

L’esposizione (diretta o indiretta, attiva o passiva) al linguaggio è dunque fondante per l’acquisizione di nuove competenze linguistiche (ci concentriamo qui su quelle linguistiche, ma lo stesso processo influenza anche competenze extralinguistiche, quali le attività sensorimotorie). Le attività di analisi e di annotazione - già ampiamente utilizzate nelle classi di ogni ordine e grado - permettono dunque sia di far emergere in maniera più esplicita le caratteristiche degli elementi linguistici, sia di esporre gli studenti ad esempi reali d’uso, vero e proprio carburante del processo di entrenchment. Questo si innesta nel paradigma definito usage-based (lit. “basato sull’uso”): guidato da un approccio empirico alla lingua che scardina l’approccio strutturalista (e prescrittivista) iniziato da Chomsky, il modello usage-based vede l’acquisizione e l'uso del linguaggio come parte di un sistema cognitivo più ampio - che include, tra gli altri, le abilità motorie e il contesto sociale.

Il modello che proponiamo - basato su consolidati metodo scientifici (i.a. Evers-Vermeul e Trishinina 2017) - si avvale dunque di un approccio che mira a replicare i meccanismi di apprendimento della lingua: l’acquisizione avviene usando esempi reali di lingua - in particolare la lingua contemporanea delle comunicazioni mediate da computer (CMC, Computer Mediated Communications) - che vengono esplorati e analizzati attraverso strumenti quantitativi mutuati dalla linguistica computazionale. Questi strumenti permettono dunque l’esposizione a molteplici esempi d’uso reale, garantendo al contempo un’analisi qualitativa mirata alla comprensione dei fenomeni (linguistici e sociali) che modellano la lingua, e l’apprendimento delle forme, usi, e significati della lingua. Il modello è inoltre intrinsecamente orientato all’interdisciplinarietà: è infatti possibile utilizzarlo come proxy per lo studio di altre discipline, attraverso un procedimento che va a rafforzare competenze e consapevolezza sia della disciplina presa in esame, sia della lingua. In ultimo, ma non meno importante, il modello è portatore di una prospettiva linguistica che può essere riassunta con la frase “la grammatica non esiste”, ovvero le prassi linguistiche comunemente raccolte nel concetto di grammatica non sono intese in maniera normativa/prescrittiva, ma descrittiva. Questo concetto - apparentemente minaccioso nei confronti delle attuali modalità di insegnamento della lingua a scuola - è pensato per complementare l’attuale didattica, proponendo una visione della lingua fortemente mirata all’apprendimento bottom-up. Alla base di questo c’è l’idea che il sistema di regole conosciuto con il nome di grammatica non sia un insieme di regole statiche ed immutabili, ma piuttosto un sistema in costante cambiamento, informato dagli usi reali della lingua. Questo cambio di paradigma porta due vantaggi:

  1. fornisce gli strumenti - teorici e pratici - per comprendere la lingua “attuale”, in uso
  2. rafforza le competenze di produzione linguistica rendendo gli studenti consapevoli dei meccanismi di creatività linguistica

In merito alla produzione, si consideri infatti come uno dei meccanismi di innovazione - creatività - linguistica sia legato al "rompere le regole", ovvero all’apportare modifiche e variazioni alle costruzioni sintattiche considerate "grammaticalmente corrette" per generare nuove forme e significati (cfr. Tantucci, Culpeper, Di Cristofaro 2018; Tantucci e Di Cristofaro 2019). Anche questa prospettiva, per quanto apparentemente minacciosa nei confronti dell’insegnamento delle lingue, è in realtà complementare all’approccio tradizionale e normativo: è infatti solo attraverso una buona conoscenza delle regole che queste possono essere modificate per aggiungere creatività - di forme e/o significati. Si pensi ad esempio al ruolo che questo meccanismo ha nel veicolare ironia: dai ribaltamenti di significati e aspettative delle barzellette alle creazioni linguistiche di Alessandro Bergonzoni, uno dei meccanismi chiave è proprio la rottura con ciò che viene comunemente definito grammatica.

In aggiunta, la combinazione di approcci qualitativi - e quindi più incentrati sulla componente testuale - e di approcci quantitativi - mirati invece all’esplorazione di contesti discorsivi più ampi - permette di evidenziare lo stretto rapporto di interconnessione e interdipendenza tra lingua e società. Di questo si occupa la sociolinguistica, che utilizza diversi metodi di analisi per studiare i significati sociali dell’uso e del comportamento linguistico e il modo in cui la società influisce sulla lingua. Esaminare la lingua come fenomeno sociale e culturale all’interno del particolare contesto in cui questa è stata prodotta facilita lo sviluppo e il rafforzamento di pensiero critico. Si tratta infatti di rendere operativa l’idea che la lingua è parte di un meccanismo cognitivo più ampio, situato in uno spazio e in un tempo - in una società quindi -, secondo una delle declinazioni di literacy che è concepita come "applied, practised and situated" (lit. applicata, praticata, e contestualizzata).